Stop fighting!

5 09 2008

Please, USA! Stop fighting! Choose Obama for President!

Cura, ut valeas!



Voglio il mio aeroporto sotto casa!

29 04 2008

Non so quanti hanno visto Report domenica sera (27/05/08). Roba da non credere. Per chi fosse interessato l’invito è di collegarsi al sito  ”report.rai.it“  e di provare a vedere questa puntata via web. Oltre al problema Alitalia e a come l’ingerenza politica ha distrutto un’ottima azienda nel giro di 10 anni, la cosa che mi ha indignato di più è il fatto che molte città stanno provvedendo a creare aeroporti “sotto casa”  e quasi sempre con partecipazione pubblica. Ma che senso ha avere un aeroporto ogni 50km? Perché non si migliorano le infrastrutture di collegamento verso aeroporti più grandi, poco più distanti?  Chi redige le valutazioni di impatto ambientale?

E’ praticamente impossibile, descrivere in questo piccolo post tutto il messaggio lanciato dalla Gabanelli, giornalista che apprezzo e stimo tantissimo, e nemmeno ne ho l’intenzione. Poche cose le voglio però riportare.

In Spagna ci sono tanti aeroporti quanto in Italia. Tutti in attivo. Si alimentano a vicenda. Operano all’interno di un piano integrato dei trasporti che fa sinergia con le ferrovie.  Una sola società li gestisce tutti. Non si fanno concorrenza a vicenda. Entro i 500-600km è preferito l’uso del treno. Una distanza come Roma-Milano è percorsa in 2 ore!!! In terza classe (che corrisponde ad una nostra prima..vedete il servizio) il biglietto fatto via internet costa 40€!!

Cosa incredibile: lo Stato non tira fuori un euro. I costi sono sostenuti dalle compagnie aeree e dai biglietti.

In Italia? Ogni città  vuole il suo aeroporto. Si va contro le normative comunitarie per quanto riguarda le procedure di gestione ecc.  Su 45 (o 47 non ricordo) aeroporti solo una ventina sono in attivo. Quello di Taranto fa 10 passeggeri l’anno!!! E vuole espandersi. Ogni aeroporto è gestito da una società diversa, a partecipazione pubblica…indovinate chi paga? E i famosi voli low-cost? Si li paghiamo noi poiché gli aeroporti fanno a gara per chi si accaparra i passeggeri e paga alle compagnie un premio in funzione dei passeggeri che portano! (Vedi Alghero e Ryanair…10mil di euro all’anno!). E che fa Ryanair? si oppone al prestito ponte di Alitalia perché è un aiuto pubblico! Siena vuole il suo aeroporto, da realizzarsi in un’oasi turistica. L’aeroporto Pisa, in attivo, è a 80km ed in treno ci si arriva in un’ora e mezza!!

Non so che parole usare per commentare.  So solo che..anzi temo e spero di sbagliare, questa trasmisisone non durerà tanto….

Forza Gabanelli.

Cura, ut valeas.



Ed ora vedremo.

20 04 2008

Non mi unirò al coro delle critiche o a chi si dispera. Ormai è fatta, ma ancora una volta voglio provare ad essere ottimista.

Gli italiani hanno scelto lo schieramento che sarà la prossima guida del Paese. Nella prima settimana dopo le elezioni si è sentito di tutto. Che siamo un popolino ignorante, che ci siamo lasciati “abbindolare” da promesse irrealizzabili, che quello della Lega è solo un voto di protesta. La verità che è emersa, secondo me, è che il centro sinistra ha pagato a caro prezzo il non aver saputo cogliere ed interpretare il malcontento della popolazione. Troppi sono i personaggi a sinistra che sono immobilizzati da una ideologia che non trova applicazione nella realtà, che va contro ogni regola del mercato.

Forse ora quelli della Sinistra Arcobaleno hanno compreso che il loro modo di fare politica non funziona. Che il linguaggio articolato e complesso di Bertinotti & Co, è lontano anni luce da quello di coloro che vogliono rappresentare. Che ogni tanto occorre scendere a compromessi, che è meglio installare qualche inceneritore che arrivare a quello scempio che ha danneggiato Napoli e l’immagine dell’Italia nel mondo.

Veltroni questo lo aveva capito e aveva fatto l’unica scelta giusta e coraggiosa. Purtroppo ha pagato lo scotto di appartenere politicamente allo schieramento uscente, reduce da due anni cattivo governo durante i quali sicuramente si è agito positivamente sul fronte dei conti pubblici, ma non si è dato vita a quell’ondata di cambiamento profondo che era stata anniunciata nel 2006.

Credo che l’Italia abbia perso una grande occasione, quella che i nostri cugini spagnoli stanno vivendo con entusiasmo.

Tuttavia è emerso un nuovo scenario. Il centro destra ha vinto. E lo ha fatto con un distacco notevole. Per la prima volta in Italia c’è la possibilità di voltare pagina. Una maggioranza così forte avrà la possibilità di durare quanto basta, almeno per i prossimi cinque anni, per vedere i risultati del proprio operato ovvero di portare a termine quegli interventi che si realizzano nel medio-lungo periodo. Parlo di infrastrutture, di riforme nella Pubblica Amministrazione ecc. Parlo della stabilità, condizione necessaria su cui si regge qualsiasi azione di governo.

Non credo che condividerò tutte le scelte ed i provvedimenti del prossimo governo. D’altronde coloro che non la pensano come me non avrebbero condiviso alcune scelte di Di Pietro e Veltroni, ma se la ricaduta di scelte da me non condivise sul piano ideologico, portassero a evidenti vantaggi per l’Italia, le accetterò.

Io non penso che gli italiani siano ignoranti. Questa volta avranno tutto il tempo osservare e valutare e forse tra cinque anni, se lo riterranno opportuno, faranno ritornare in Parlamento quelle forze oggi escluse.
Cura, ut valeas.



Questa volta è proprio dura…

8 04 2008

Già me lo immagino. Se penso a domenica mattina 13 aprile, avverto quella sensazione di ansia. Mi sento come un tifoso prima del fischio di inizio del derby. Ma perché poi? In fondo cosa mai potrà cambiare? I problemi sono così grandi e così profondamente legati alla politica economica internazionale che sembra quasi impossibile per il nostro Paese risalire la china, indipendentemente da chi vincerà. Il sistema di gestione delle risorse dell’Italia è corrotto e, per ogni notizia buona che raramente si sente, siamo bombardati da 100 cattive. Il senso dello Stato è latente e l’Italiano è un genio quando si tratta di lucrare su ogni occasione che si presenti.

Sono un po pessimista? Beh, stasera si, sono troppo deluso. Non riesco proprio a capire come si possa ridurre in quelle condizioni una città come Napoli. Non riesco a capire come si possa giocare sulla pelle di migliaia di famiglie che vivono grazie ad Alitalia, come si possano mettere a rischio i prodotti di eccellenza che contraddistinguono l’Italia nell’economia mondiale.  Come non si riesca mai ad individuare un colpevole che si assuma le responsabilità: di fronte ad ogni problema inizia un balletto mediatico di “frasi fatte” ( io penso…che francamente…il problema è un altro…) su giornali e programmi TV e alla fine non si capisce più niente.  E mi fermo qui.  Ma anche questa volta ho un po d’ansia, forse una forma di speranza che possa cambiare qualcosa. Ma chi può esserne il protagonista? Non certo i piccoli partiti. Sicuramente hanno tutti i diritti di presentare le loro candidature, ma in questo sistema di coalizioni non vedo proprio che contributo possano dare sul piano pratico. Il PDL? E’ vero che il quinquennio 2001-2006 è stato segnato da una profonda congiuntura internazionale negativa (l’11 settembre, due guerre, crescita dei mercati asiatici…), ma non mi sembra che ci sia stato un grande sforzo nel tentativo di rispettare il famoso “contratto” firmato a Porta a Porta. Anzi, semmai l’attenzione è stata rivolta a leggi ad personam, al bavaglio dei mezzi di comunicazione ecc. E poi il PDL (nelle sue varie forme e con i vari nomi) ha già avuto due occasioni. IL PD? Mah! La compagine è per buona parte quella del governo uscente, che non mi pare abbia riscosso grandi successi. Anzi, personalmente ritengo che non abbia saputo sfruttare la piccola ed esigua ondata di crescita economica che è partita dalla seconda metà del 2006 e che si sta spegnendo in questi mesi. Troppo intenti ad accontentare i possibili minatori della crisi, che alla fine è sopraggiunta, distribuendo piccoli doni e perdendo di vista il vero obiettivo.

Qual’è questa volta il male minore? Qual’è, se c’è, la novità? Io credo, che il male più grande sia l’instabilità specie in un momento in cui dobbiamo essere protagonisti di profondi cambiamenti, anche dolorosi. Qualunque sia il vincitore, è necessario che abbia la possibilità di portare a termine i pochi impegni che possano veramente trasformare l’Italia e rimetterla in moto. Io personalmente proverò ad sostenere Di Pietro. Forse perché quest’uomo mi ispira fiducia, forse perché è il meno intriso di politichese o forse perché quando lo sento parlare, lo fa con un entusiasmo sincero.

E’ forse il vero e fondamentale elemento che porterà equilibrio ed operatività nella coalizione di centro sinistra. Dotato di un forte senso dello stato, saprà appoggiare scelte difficili, magari non condividendole appieno, ma senza minare la stabilità del governo.

Cura, ut valeas!