Voglio il mio aeroporto sotto casa!

29 04 2008

Non so quanti hanno visto Report domenica sera (27/05/08). Roba da non credere. Per chi fosse interessato l’invito è di collegarsi al sito  ”report.rai.it“  e di provare a vedere questa puntata via web. Oltre al problema Alitalia e a come l’ingerenza politica ha distrutto un’ottima azienda nel giro di 10 anni, la cosa che mi ha indignato di più è il fatto che molte città stanno provvedendo a creare aeroporti “sotto casa”  e quasi sempre con partecipazione pubblica. Ma che senso ha avere un aeroporto ogni 50km? Perché non si migliorano le infrastrutture di collegamento verso aeroporti più grandi, poco più distanti?  Chi redige le valutazioni di impatto ambientale?

E’ praticamente impossibile, descrivere in questo piccolo post tutto il messaggio lanciato dalla Gabanelli, giornalista che apprezzo e stimo tantissimo, e nemmeno ne ho l’intenzione. Poche cose le voglio però riportare.

In Spagna ci sono tanti aeroporti quanto in Italia. Tutti in attivo. Si alimentano a vicenda. Operano all’interno di un piano integrato dei trasporti che fa sinergia con le ferrovie.  Una sola società li gestisce tutti. Non si fanno concorrenza a vicenda. Entro i 500-600km è preferito l’uso del treno. Una distanza come Roma-Milano è percorsa in 2 ore!!! In terza classe (che corrisponde ad una nostra prima..vedete il servizio) il biglietto fatto via internet costa 40€!!

Cosa incredibile: lo Stato non tira fuori un euro. I costi sono sostenuti dalle compagnie aeree e dai biglietti.

In Italia? Ogni città  vuole il suo aeroporto. Si va contro le normative comunitarie per quanto riguarda le procedure di gestione ecc.  Su 45 (o 47 non ricordo) aeroporti solo una ventina sono in attivo. Quello di Taranto fa 10 passeggeri l’anno!!! E vuole espandersi. Ogni aeroporto è gestito da una società diversa, a partecipazione pubblica…indovinate chi paga? E i famosi voli low-cost? Si li paghiamo noi poiché gli aeroporti fanno a gara per chi si accaparra i passeggeri e paga alle compagnie un premio in funzione dei passeggeri che portano! (Vedi Alghero e Ryanair…10mil di euro all’anno!). E che fa Ryanair? si oppone al prestito ponte di Alitalia perché è un aiuto pubblico! Siena vuole il suo aeroporto, da realizzarsi in un’oasi turistica. L’aeroporto Pisa, in attivo, è a 80km ed in treno ci si arriva in un’ora e mezza!!

Non so che parole usare per commentare.  So solo che..anzi temo e spero di sbagliare, questa trasmisisone non durerà tanto….

Forza Gabanelli.

Cura, ut valeas.



Alitalia, addio compagnia di bandiera?

1 01 2008
Ebbene si, il Governo ha dato il via libera alla trattativa con Air France- KLM.
Di questo si è parlato molto, sotto molti aspetti. Anche il Blog di Beppe Grillo ha affrontato l’argomento.
Siamo dunque destinati a perdere la compagnia di bandiera? Io mi chiedo se questo fremito di nazionalismo insito nella domanda (che in fondo anche io mi pongo) sia giustificato.
Oggi il mercato dei trasporti è globale ed è estremamente difficile per Alitalia competere a livello internazionale con i vettori più importanti: Air France-KLM, Britisch Airways, Lufthansa, American Airlines ecc. Per competizione mi riferisco sia a quella del prezzo del viaggio che a quella dei servizi offerti.
Inoltre il parco velivoli di Alitalia è molto vecchio e necessita di un urgente rinnovo mediante l’inserimento di nuovi modelli di velivoli oggi disponibili al fine di:
  • aumentare il livello di confort di bordo
  • di ridurre i costi legati alla manutenzione
  • allinearsi ai nuovi e stringenti livelli di impatto ambientale che l’Unione Europea sta per deliberare.
Forse entrare a far parte della più grande compagnia aerea del mondo gioverà ad Alitalia.
Il piano di rinnovo proposto è molto interessante.
E’ da sperare che si pongano forti paletti che evitino che Alitalia diventi la compagnia low-cost del gruppo limitata ai voli nazionali e che rilancino Malpensa (impresa ardua).

Eppure non mi rassegno a chiedermi se tutto questo si poteva evitare. Se i governi degli ultimi 10 anni avessero avuto più coraggio nell’affrontare il problema adottando piani industriali di medio-lungo periodo improntati alla riorganizzazione, all’investimento e, perché no, anche alla riduzione del personale, si sarebbe potuto evitare il peggio?
Parlare di riduzione del personale in Italia è sempre “pericoloso” per chi governa. Non è che sia questo il motivo per cui nessuno ha mai fatto niente? E i sindacati, sempre sul piede di guerra ogni volta che si è parlato del problema Alitalia, ora che faranno? Accetteranno gli esuberi (migliaia) che ora qualcun altro imporrà?

Cura, ut valeas