Alitalia. Nel mio piccolo una storia già vista.

19 09 2008




2002. L’azienda presso cui lavoravo vide aggravarsi la sua situazione economica. La liquidità si era azzerata. Si prospettava il fallimento. Nei 10 anni precedenti la sua competitività si era ridotta. Le scelte industriali si erano dimostrate perdenti.  Ogni volta che si trovavano nuovi azionisti e si effettuavano iniezioni di liquidità, tutto andava bene per qualche mese, per poi avvicinarsi nuovamente al baratro. Dei circa 500 dipendenti ne erano rimasti ormai circa 160.

Estate del 2002. La nostra attenzione era rivolta ai mondiali che stavano per regalare all’Italia una nuova esclusione, ma osservavamo ugualmente con attenzione lo svolgersi dell’ennesima crisi ed  i movimenti che si susseguivano in azienda. Si prospettava una acquisizione o una fusione che avrebbe rilanciato l’azienda.  “Ma si, sarà la solita cosa, e poi si riparte!”, “il nostro prodotto è importante, non permetteranno che si chiuda!”, “il nostro portafoglio ordini non è mai stato così pieno” ….. ecc ecc.

Invece era vero. Ma non nei termini previsti. L’acquisizione o “annessione” non era come si pensava.

Agosto 2002, a ridosso delle ferie, siamo tutti a casa e pronti per essere riassunti a settembre da una nuova azienda, una terza, fondata dal compratore. I nostri contratti non valgono più niente, tutto da rifare, 30% in meno sul superminimo. Solo il personale più valido è stato richiamato 40 su 160. Gli altri tutti a casa.

Prendere o lasciare.

Lotte sindacali, scioperi ecc ecc. Tutte bufale. La situazione non cambia. “Meno male che vi abbiamo salvato! La vostra azienda tanto è già fallita. Sareste stati tutti a casa!!”

Io fui uno dei fortunati. anche se poi decisi di cambiare lavoro. Quell’azienda oggi è ancora viva e sta cavalcando l’onda dell’export italiano verso Cina e India. Ha superato gli 80 dipendenti ed è più rigogliosa della compratrice. Graecia capta ferum victorem cepit….

Questa piccola introduzione per dire che se secondo me, anche se col naso tappato, l’accordo con la CAI andava firmato subito.  Alitalia è MORTA da tempo e ancora non lo si vuole ammettere. I fasti sono finiti ed il mercato, che piaccio o no, è cambiato.

Basta ragionare da piccola Italietta. Era molto meglio l’offerta Air France-KLM perché avremmo fatto parte, anche senza potere decisionale, della più grande compagnia aerea del mondo.

Finalmente la gestione del trasporto aereo italiano non sarebbe stato più influenzato dai voti, ma da profitto e dalla soddisfazione del cliente.

Non c’entra niente il turismo. Air France sa che l’Italia è un forte polo attrattivo (turisticamente)  e per guadagnare non avrebbe “dirottato” nessun volo.

KLM, acquistata dai Francesi e occasione persa a causa dell’incapacità dell’Italia di dar vita per tempo a Malpensa 2000,  dopo quasi otto anni non è scomparsa. Perché lo avrebbe fatto Alitalia?

Della CAI, del Governo e dei sindacati si è parlato troppo , nel bene e nel male. Secondo me hanno prodotto la solita  “frittata” italiana tra politica, posizioni di potere nei sindacati e furbetti, anzi “furboni”.  Pagano i lavoratori Alitalia lo scotto della perdita del posto di lavoro, i furboni prendono la parte sana della compagnia (sperando che riprendano la trattativa), il Governo (se fosse stato di sinistra sarebbe stato uguale)  la gloria e gli italiani i debiti di Alitalia, questa BAD COMPANY.

Mi fermo qui… sono troppo amareggiato.

Cura, ut valeas.