Questa volta è proprio dura…

8 04 2008

Già me lo immagino. Se penso a domenica mattina 13 aprile, avverto quella sensazione di ansia. Mi sento come un tifoso prima del fischio di inizio del derby. Ma perché poi? In fondo cosa mai potrà cambiare? I problemi sono così grandi e così profondamente legati alla politica economica internazionale che sembra quasi impossibile per il nostro Paese risalire la china, indipendentemente da chi vincerà. Il sistema di gestione delle risorse dell’Italia è corrotto e, per ogni notizia buona che raramente si sente, siamo bombardati da 100 cattive. Il senso dello Stato è latente e l’Italiano è un genio quando si tratta di lucrare su ogni occasione che si presenti.

Sono un po pessimista? Beh, stasera si, sono troppo deluso. Non riesco proprio a capire come si possa ridurre in quelle condizioni una città come Napoli. Non riesco a capire come si possa giocare sulla pelle di migliaia di famiglie che vivono grazie ad Alitalia, come si possano mettere a rischio i prodotti di eccellenza che contraddistinguono l’Italia nell’economia mondiale.  Come non si riesca mai ad individuare un colpevole che si assuma le responsabilità: di fronte ad ogni problema inizia un balletto mediatico di “frasi fatte” ( io penso…che francamente…il problema è un altro…) su giornali e programmi TV e alla fine non si capisce più niente.  E mi fermo qui.  Ma anche questa volta ho un po d’ansia, forse una forma di speranza che possa cambiare qualcosa. Ma chi può esserne il protagonista? Non certo i piccoli partiti. Sicuramente hanno tutti i diritti di presentare le loro candidature, ma in questo sistema di coalizioni non vedo proprio che contributo possano dare sul piano pratico. Il PDL? E’ vero che il quinquennio 2001-2006 è stato segnato da una profonda congiuntura internazionale negativa (l’11 settembre, due guerre, crescita dei mercati asiatici…), ma non mi sembra che ci sia stato un grande sforzo nel tentativo di rispettare il famoso “contratto” firmato a Porta a Porta. Anzi, semmai l’attenzione è stata rivolta a leggi ad personam, al bavaglio dei mezzi di comunicazione ecc. E poi il PDL (nelle sue varie forme e con i vari nomi) ha già avuto due occasioni. IL PD? Mah! La compagine è per buona parte quella del governo uscente, che non mi pare abbia riscosso grandi successi. Anzi, personalmente ritengo che non abbia saputo sfruttare la piccola ed esigua ondata di crescita economica che è partita dalla seconda metà del 2006 e che si sta spegnendo in questi mesi. Troppo intenti ad accontentare i possibili minatori della crisi, che alla fine è sopraggiunta, distribuendo piccoli doni e perdendo di vista il vero obiettivo.

Qual’è questa volta il male minore? Qual’è, se c’è, la novità? Io credo, che il male più grande sia l’instabilità specie in un momento in cui dobbiamo essere protagonisti di profondi cambiamenti, anche dolorosi. Qualunque sia il vincitore, è necessario che abbia la possibilità di portare a termine i pochi impegni che possano veramente trasformare l’Italia e rimetterla in moto. Io personalmente proverò ad sostenere Di Pietro. Forse perché quest’uomo mi ispira fiducia, forse perché è il meno intriso di politichese o forse perché quando lo sento parlare, lo fa con un entusiasmo sincero.

E’ forse il vero e fondamentale elemento che porterà equilibrio ed operatività nella coalizione di centro sinistra. Dotato di un forte senso dello stato, saprà appoggiare scelte difficili, magari non condividendole appieno, ma senza minare la stabilità del governo.

Cura, ut valeas!